giovedì 17 aprile 2008

Uke e Nage (o Tori). Riflessioni ....

Rino Bonanno, in una intervista sulla rivista Aikikai (www.aikikai.it) ha rilacsiato le considerazioni che seguono sull'essere Ukemi. Fanno riflettere. Io ho dovuto limare molto per diventare ukemi, e sicuramente sono ancora molto lontana dalla meta. Vi consiglio queste belle riflessioni. A presto e con gioia..........Erina


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Nelle arti marziali, per potere avanzare c’è bisogno di un partner che riceva l’azione aggressiva. Questo ruolo è ricoperto di volta in volta da ogni praticante, ed in giapponese viene definito " Uke" (ricevere ) e " Ukemi " è l’arte di ricevere", anche se il termine designa le classiche cadute da proiezione. In effetti Ukemi rappresenta l’azione ultima dell’arte del ricevere: le cadute. Colui che " riceve " però sarà colui che "darà" dopo. L' Aikido è un’arte marziale di difesa e non si può praticare senza la presenza di un partner. E’ vero che in alcuni esercizi, tesi a valutare la propria capacità, le tecniche possono essere compiute da soli, ma per un vero training è necessaria l’interazione tra Uke ( colui che riceve ) e Tori o Nage ( colui che dà ). Non bisogna fare l’errore di semplificare le definizioni di Uke e Tori in " attaccante" e "difensore". Uke è il seme di Tori. E’ singolare come nella nostra società, al di fuori delle arti marziali, questo ruolo di Uke non voglia essere più ricoperto..…tutti vogliono essere subito i vincitori, senza percorrere la difficile via dell’apprendistato, al contrario della società giapponese, dove tale ruolo è di fondamentale importanza per poi diventare dirigente o maestro di qualsiasi arte. L’Uke deve reagire correttamente ai movimenti di Tori, accettando qualsiasi tipo di caduta che conclude la tecnica. Uke è responsabile delle condizioni che consentono a Tori di imparare.Se Uke non ha la percezione giusta (richiede la conoscenza nei minimi dettagli di una tecnica) se non ha il senso degli effetti della tecnica, se non ha flessibilità fisica e mentale, se si muove prima o dopo, se non ha il senso del tempo, Tori non sarà più in grado di apprendere una tecnica con efficacia. Essere Uke fa sì che siano coinvolti più sensi oltre quelli fisici. E’ una forma di sensibilizzazione eccezionale che tocca le sfere più nascoste. Il doversi rapportare di volta in volta a persone a volte alte a volte basse di statura, di sesso diverso, fragili o forti, simpatiche o antipatiche, di età diversa richiede pazienza e accettazione...il rapporto non è verbale...è un vero contatto fisico e di mente...unificare la propria respirazione all’altro è come mettersi sulla sua lunghezza d’onda. ed è indubbio che i praticanti ad alto livello di arti marziali, e nello specifico dell’Aikido che dà molta importanza a questi aspetti, siano persone di una sensibilità e comprensione particolare. Il tempo, dunque che uke passa nel suo ruolo non è una sorta di intervallo che lo separa dal momento in cui ricoprirà il ruolo di tori, colui che esegue la tecnica, quanto al contrario un’opportunità di imparare l’importanza del ruolo di Uke. Chi eccelle nell’arte di ukemi eccellerà di più nell’arte di Tori, perché sarà più abile nell’assorbire la conoscenza, attraverso il corpo, delle sensazioni che si provano durante una tecnica ben eseguita. Essere un buon uke, quindi ricevere è la via più breve per acquisire abilità in Aikido e quindi poi dare l’arte a sé stessi ed agli altri, cioè diventare Maestro. Subire poi le cadute " le ukemi" non significa perdere. E’ uno studio sulla comunicazione, sulla percezione, sulla capacità dell’autoconservazione. Saper cadere bene, senza ingiurie, significa sapersi rialzare con più autostima e fiducia in questa società.
Ricevere e cadere.. per dare e rialzarsi>>

1 commento:

mara ha detto...

concordo con Ale: abbiamo scelto il corso giusto. Grazie Eri.

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